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nastrino

La cassetta postale
perennemente vuota
delude ogni mattina
la mia infantile attesa
di lettere d’amore.
E va bene, d’accordo,
son quasi rassegnata:
non è la mia persona
fatale e fascinosa.
Ma è proprio una disdetta
che nemmeno mi scriva,
non dico un editore
– che è chiedere troppo –
ma qualcuno che almeno
del mio nastro di versi
un poco s’innamori.

dubbi

Svegliandomi stamane
molto di buon umore
noto con apprensione
che il mattino è sereno.
Non avrà ricevuto
per caso la notizia
d’essere, benché sia
sotto la protezione
del sole alto e potente,
anche lui un inquisito?

parole

Sono cresciuta tanto
che vado anche alla scuola,
e conto a menadito
da quindici all’indietro
– ma quanto alla parola
non so ancora a che serva
saperne più di tre.
Insisto col perché
perché mi piace il suono,
e se proprio chiedete
che ne dica qualche altra,
Annina dico, e basta.

difetti visivi

Oh, amore, se sapessi,
tu che sempre soppesi,
guardando di sottecchi
mentre mi muovo o parlo,
l’elenco dei difetti,
quanto invece – le volte
che tu mi fai la grazia
che mi rende beata
di farti rimirare –
quanto, una volta uscita
dal raggio dei tuoi occhi
che mi vedono spenta,
guardandomi allo specchio
io torni a essere bella!
Dev’essere un effetto
dovuto al perdurare
ancora per qualche ora
di quel difetto ottico
per cui mentre ti guardo
tu sembri a me sì bello.

un Valentino

Ah, come son gelosa
mio assente Valentino!
non solo delle belle
di cui ho già perso il conto
di quelle che hai baciato
di quelle cui sorridi
di quelle che nei sogni
vengono a visitarti
di quelle con cui parli
che pensi o che ricordi
di quelle di cui scrivi
di quelle che racconti
di quelle che verranno
di quelle che non dici
ma sono anche gelosa
di tutti i tuoi vestiti
delle camicie a righe
del collo della giacca
dei pantaloni grigi
del pane che tu mordi
di tutto ciò che tocchi
del palmo delle mani
del gioco delle dita
e della sigaretta
dei libri che tu sfogli
dell’aria che respiri
delle palpebre chiuse
sul nero dei tuoi occhi
mentre riposi e dormi
del cuscino che sente
il peso del tuo sonno
e il graffio dei capelli.
Di tutto son gelosa
mio ignaro Valentino.

Ah, quanto sei lontano
quando non ti ho vicino!
Sparisci per le scale
diventi un puntolino,
niente che si distingua
nel buio oltre il cancello.

E poi non più un sospiro
non un rigo o uno squillo.

Soltanto il tuo bicchiere
la tela un po’ scomposta
che ricopre il divano
le cicche martoriate
le molliche di pane
che hai lasciato nel piatto.

Festa poi al davanzale
per passeri e cardilli.

cade l’uliva

È una ninnananna toscana (c’era qui un video di You Tube, ma non andava più. Peccato).

Cade l’uliva, non cade la foglia
le tue bellezze non cadono mai
Sei come il mare che cresce a onde
cresce per vento per acqua mai.
E tu sei come l’erbo tenerino
quanto più cresci più  ‘venti bellino
e tu sei come l’erbo tenerello
quanto più cresci più doventi bello.

SPAM

Mi propongono viaggi
a prezzi d'occasione
per lidi i più lontani,
e rimedi speciali
perché cresca la cosa
ch'essi chiamano pene.
Sono male informati:
sbagliarono i sondaggi
hanno frainteso i dati,
confuso l'indirizzo –
o forse hanno scordato
di raddoppiare un' enne.
Io sono, è cosa nota,
un essere stanziale,
né mi mancano penne:
sono una cartolaia,
e ne ho  scatole piene
tutti i giorni dell'anno.
Quanto a pene soltanto
con un'enne, al plurale
femminile, ne godo
con larghezza e, a mio danno,
sono sì lunghe e dure
che cerco con urgenza
semmai un diminutore.

O magari (ma è assente,
per malizia o per sbaglio,
questa combinazione
dalle mail che ricevo)
accetterei l'offerta
di partire oggi stesso,
e anche senza bagaglio,
se m'offrissero penne
di quelle adatte al volo
per valicare il mare
di tutte queste sere
di pioggia e di silenzio
e approdare di nuovo
nel cerchio di illusione
di un'iride lucente,
nella terra promessa
di uno sguardo d'amore.

indizi

È riapparsa  per caso
riordinando l'armadio
quella tua sciarpa azzurra
che ti faceva bello,
e tra le maglie aveva
impigliato un capello.
Non sei dunque un fantasma,
viola del mio pensiero,
non ti ho solo sognato:
era proprio il tuo corpo
che mi stava vicino
in questa stessa stanza,
prima che andassi via
senza voltarti indietro
seguito dal singhiozzo
liquido del cancello.

fiato

Chi ha seminato vento,
poi raccoglie tempesta
– diceva il detto antico.
Questo ho trovato scritto
sulle carte da gioco
con cui perdevo in sogno
la camicia e il vestito.
Io ho seminato fiato
e versi senza inchiostro
che si sono dispersi.
E raccolgo caligo.

  • aspettando di tornare

  • lascio alle spalle un po’ di settenari


  • Feaci poesia - Isabella Boscolo - in controcanto lieve

  • Feaci poesia

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