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un Valentino

Ah, come son gelosa
mio assente Valentino!
non solo delle belle
di cui ho già perso il conto
di quelle che hai baciato
di quelle cui sorridi
di quelle che nei sogni
vengono a visitarti
di quelle con cui parli
che pensi o che ricordi
di quelle di cui scrivi
di quelle che racconti
di quelle che verranno
di quelle che non dici
ma sono anche gelosa
di tutti i tuoi vestiti
delle camicie a righe
del collo della giacca
dei pantaloni grigi
del pane che tu mordi
di tutto ciò che tocchi
del palmo delle mani
del gioco delle dita
e della sigaretta
dei libri che tu sfogli
dell’aria che respiri
delle palpebre chiuse
sul nero dei tuoi occhi
mentre riposi e dormi
del cuscino che sente
il peso del tuo sonno
e il graffio dei capelli.
Di tutto son gelosa
mio ignaro Valentino.

Ah, quanto sei lontano
quando non ti ho vicino!
Sparisci per le scale
diventi un puntolino,
niente che si distingua
nel buio oltre il cancello.

E poi non più un sospiro
non un rigo o uno squillo.

Soltanto il tuo bicchiere
la tela un po’ scomposta
che ricopre il divano
le cicche martoriate
le molliche di pane
che hai lasciato nel piatto.

Festa poi al davanzale
per passeri e cardilli.

cade l’uliva

È una ninnananna toscana (c’era qui un video di You Tube, ma non andava più. Peccato).

Cade l’uliva, non cade la foglia
le tue bellezze non cadono mai
Sei come il mare che cresce a onde
cresce per vento per acqua mai.
E tu sei come l’erbo tenerino
quanto più cresci più  ‘venti bellino
e tu sei come l’erbo tenerello
quanto più cresci più doventi bello.

SPAM

Mi propongono viaggi
a prezzi d'occasione
per lidi i più lontani,
e rimedi speciali
perché cresca la cosa
ch'essi chiamano pene.
Sono male informati:
sbagliarono i sondaggi
hanno frainteso i dati,
confuso l'indirizzo -
o forse hanno scordato
di raddoppiare un' enne.
Io sono, è cosa nota,
un essere stanziale,
né mi mancano penne:
sono una cartolaia,
e ne ho  scatole piene
tutti i giorni dell'anno.
Quanto a pene soltanto
con un'enne, al plurale
femminile, ne godo
con larghezza e, a mio danno,
sono sì lunghe e dure
che cerco con urgenza
semmai un diminutore.

O magari (ma è assente,
per malizia o per sbaglio,
questa combinazione
dalle mail che ricevo)
accetterei l'offerta
di partire oggi stesso,
e anche senza bagaglio,
se m'offrissero penne
di quelle adatte al volo
per valicare il mare
di tutte queste sere
di pioggia e di silenzio
e approdare di nuovo
nel cerchio di illusione
di un'iride lucente,
nella terra promessa
di uno sguardo d'amore.

indizi

È riapparsa  per caso
riordinando l'armadio
quella tua sciarpa azzurra
che ti faceva bello,
e tra le maglie aveva
impigliato un capello.
Non sei dunque un fantasma,
viola del mio pensiero,
non ti ho solo sognato:
era proprio il tuo corpo
che mi stava vicino
in questa stessa stanza,
prima che andassi via
senza voltarti indietro
seguito dal singhiozzo
liquido del cancello.

fiato

Chi ha seminato vento,
poi raccoglie tempesta
– diceva il detto antico.
Questo ho trovato scritto
sulle carte da gioco
con cui perdevo in sogno
la camicia e il vestito.
Io ho seminato fiato
e versi senza inchiostro
che si sono dispersi.
E raccolgo caligo.

non sono diligente

Da brava scolaretta,
ogni giorno seduta
mi metto a tavolino
per scrivere qualcosa:
almeno una strofetta,
sette numeri in rima,
per stare in esercizio
e guadagnarmi lode.
Ma non concludo niente:
mi ruba l’attenzione
un uccello che canta
nascosto chissà dove,
e mi scompiglia i conti
il brusio delle foglie,
il tremito di verde
che insistente risale
e corre lungo i tronchi
a ricercare il sole.

affari di cuore

In coda al carnevale
ed al suo chiasso stanco,
ecco il santo del mese,
il cereo Valentino,
che forse al suo paese
fu un tempo un rubicondo
e allegro fattorino,
ruffianello e smargiasso,
ma da quando s’è immesso
dentro il mondo globale,
e ha sciacquato i suoi panni
da ogni ombra licenziosa,
ha perso ogni poesia.
Opera dentro il ramo
della chincaglieria,
traffica in cuoricini
pelucheria seriale
per grandi magazzini
col marchio della Cina.
"Prima di giudicare
ci pensi su", mi dice,
"gentile signorina,
rifletta sul mio esempio:
investa negli affari
solo degli altrui cuori
e lasci il suo a ibernare
casto tra due cuscini.
Non badi al mio pallore,
consideri il guadagno:
a me gli innamorati
stanno come i bambini
al buon Babbo Natale
o come stanno i morti
agli ilari becchini."

(14 febbraio 2010)

Si vestono da morti
per tema di morire
e lasciano che il vento
li porti disseccati
in regioni deserte
da amore e da nemici.
È la loro natura
non vivono infelici
i micro invertebrati
nomati bdelloidei.
Ma a chi, nato diverso
e dagli dei dotato
di carne sangue e sesso,
vorrebbe ancora amare
ed essere riamato,
- a me, tanto per dire,
tra gli altri sconosciuti –
pensate se sia duro
portare per le strade
questi occhi di già muti
prima del dì futuro,
e questa grama spoglia
cui soltanto più il vento
se l’incontra per via
fa ancora una carezza
o scompiglia i capelli
camminandole al fianco.

 

.

Son tornata, e va bene,
ma non ci sono tutta:
ho perduto per strada
qualche cosa di mio
che sento che mi manca
ma non so cosa sia.
Le mani le ho nei guanti
i ricci nel cappello
e il collo nella sciarpa,
presumo poi che il corpo
sia là dentro il cappotto
e ci abbia anche le gambe,
perché vedo di sotto
rincorrersi le punte
dei miei due stivaletti.
Mi chiedo quale fosse
la cosa che ho perduta.
So solo ch’era mia,
né potrò più trovarla:
la neve ch’è venuta 
in silenzio stanotte
ha trafugato tutto,
tombini e marciapiedi
le insegne dei negozi
le auto e i cassonetti
- si è rubata persino
la piazza e il crocevia.

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